Smaterializzazione?… Completata!

Potrebbe sembrare una delle tante novità tecnologiche che tempestano il mondo del software, ma questa secondo noi è la miccia che farà definitivamente esplodere le consuetudini del mondo Djing.

Immaginavamo che prima o poi sarebbe successo: la musica dopo essere diventata “liquida” e fruibile da “fontane” digitali disponibili ovunque come Spotify, ora può essere anche processata ed utilizzata live in una sequenza mixata da un Dj

In realtà già da qualche tempo l’applicazione di Algoriddm DJAY era disponibile ad un costo accessibile per tablet, però con i limiti del caso: manualità molto ridotta, poca sensibilità di controllo e interfaccia più simile ad un gioco che per uso professionale.

Adesso però DJAY è un software disponibile per Mac e sistemi operativi diversi, e la grande novità che a nostro avviso la renderà pietra miliare, è l’interfacciabilità con controllers e CDJ (attualmente solo 900 NXS e 2000 NXS). Testeremo quanto prima questa interfacciabilità per verificare se la comunicazione tra i dispositivi sia immediata semplice e senza bugs.

Quel che è certo è ormai la direzione è senza ritorno: anche i files musicali residenti sono destinati ad essere allocati in cloud ed utilizzati in straming, con accesso in ogni situazione (a patto di avere copertura web naturalmente).

e come la mettiamo con l’aspetto legale?

Beh considerate che Spotify è per solo uso privato non commerciale (ma anche itunes specifica questa finalità di utilizzo attenzione…)

Alla SIAE ed ai suoi ispettori toccherà interpretare l’utilizzo di musica non presente sul laptop… di fatto non c’è nulla di masterizzato o di residente… vedranno di trovare qualche spunto nella legge vigente, ricordiamo datata 1942.

Auguri.

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