Spotify Era…. (ora!)

Finalmente anche l’Italia ha aperto le porte a Spotify, la piattaforma svedese nata nel 2006, che consente di creare playlist con un archivio di molti milioni di brani, dalle band più alternative alle star del mainstream.

Per fruire del servizio è sufficiente scaricare il software da spotify.com e lanciarlo, dopodichè ci si immerge in un mondo di musica. per il momento il servizio free contiene solo alcuni spot (veramente poco invasivi) vedremo se verranno poste limitazioni nei prossimi mesi. Attualmente è possibile effettuare upgrades a due livelli a pagamento per togliere la pubblicità o addirittura avere in offline la musica.

L’iniziativa è davvero epocale se pensiamo che fino ad oggi era sostanzialmente osteggiato  l’ascolto di musica on demand per non meglio specificati problemi di diritto d’autore.

Anzi la direzione della Siae ha anche emesso comunicati ufficiali dove si plaude all’arrivo della piattaforma Svedese, tanto entusiasmo probabilmente supportato da un più che congruo accordo con le autorità di controllo italiane…

La musica si smaterializza anche dai supporti hardware dopo aver abbandonato i supporti classici digitali (Cd in primis) per trasferirsi in un ambiente cloud, dove l’utilizzo è unicamente legato ad uno streaming on demand. Chi sostiene che queste tendenze portino sempre più alla morte del mondo del Djing teme l’evoluzione e normalmente viene presto tagliato fuori.

I Dj che lavorano selezionando musica da anni hanno un know how veramente speciale e possono sfruttare questi strumenti per ampliare il proprio archivio, conoscere proposte di tutto il mondo, affinare le selezioni ed maturare ulteriormente la propria sensibilità creativa.

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